Rinascite


RINASCITE (Rebirths)

Nothing was complete before I looked upon it,
each thing, in its becoming, stood still.

Era incompiuto il mondo prima che lo guardassi
e fermo il divenire.

Rilke

Elsewhere, but still present / Altrove, ma comunque presenti
Text by Nour Melehi

There is a certainty in meaning of most contemporary images. You immediately understand what you are observing. However, Olmo Amato’s work disorients you. When you stand in front of his photographs, something, some detail seems amiss. The landscapes are striking for their vastness, signaling to us that we are in a different latitude. But slowly it becomes evident that the subjects portrayed are the punctum – as Barthes would say – that create a slight sense of being off-kilter, disoriented. Their gestures and their clothing are somewhat odd, just enough to suggest that they are of a different era.
Nella certezza di osservare immagini della contemporaneità, si rimane disorientati di fronte alle fotografie di Olmo Amato, come davanti a una scena verosimile di cui però sembra sfuggirci un dettaglio. Pian piano appare evidente che mentre i paesaggi colpiscono per loro vastità e integrità, segno che ci troviamo a ben altre latitudini, sono i soggetti ritratti il punctum – per dirla con Barthes – in grado di suscitare un lieve senso di smarrimento. Vi è qualcosa di insolito nei gesti e nelle vesti, tale da suggerire l’ipotesi di appartenere, noi e loro, a epoche diverse.

The foundation is a road trip, from Helsinki to North Cape, across uncontaminated landscapes deserted by man where the sun remains fixed on the horizon and the atmosphere is thin. We are on the outer limits of reality. Here the photographer is searching for “the discrepancy of time, a perpetual here and now” as if an instant were expanded in time by erasing our usual time/space coordinates in this series of photographs.
All’origine vi è un viaggio on the road, da Helsinki a Capo Nord attraverso luoghi incontaminati e disertati dall’uomo, il sole fisso all’orizzonte, l’atmosfera rarefatta ai limiti del reale. L’annullamento delle consuete coordinate di tempo e spazio si traduce in una serie di scatti in cui l’autore cerca “la discrepanza temporale, una sorta di qui e ora esteso nel tempo, come se l’istante fosse sostituito da un tempo dilatato”.

In these Nordic silences, images of turn-of-the-century characters (photos digitalized and made public by the Library of Congress in Washington D.C.) linger like a memory imprinted upon the landscape in a sort of experimental metaphysical collage. “The human presence in my shots is reduced to a trace, a residue, testimony of a world that no longer exists. I consider the image the same way a magnetic field attracts these presences” affirms Olmo Amato whose playful spirit feeds the irony present in some of these surreal images. Figures suspended and frozen like in a movie still. We don’t know what happened before nor what will happen after. However, Olmo’s aim doesn’t lie in reconstructing the stories of these people, but in allowing past lives to lose themselves in this limbo. “Theirs is not a resurrection but a rebirth (rinascita).”
In quei silenzi nordici, personaggi fin de siècle – tratti da prezioso materiale documentario di primo Novecento, digitalizzato e reso pubblico dalla Library of Congress di Washington – sostano come memorie impresse nei luoghi, in un esperimento di bricolage dal sapore metafisico. “La presenza umana, nei miei scatti, è ridotta a traccia, residuo, testimonianza di un mondo che non esiste più. Considero l’immagine alla stregua di un campo di forze che attira necessariamente delle presenze”, afferma Olmo Amato, il cui spirito ludico alimenta un senso di ironia presente in certe immagini di per sé surreali. Sospesi, congelati in uno still frame di carattere cinematografico, non sappiamo cosa è successo prima e cosa accadrà dopo. Ma il fine non sta nel ricostruire le storie dei personaggi, quanto nel permettere a delle vite passate di smarrirsi in questo limbo. “La loro non è una resurrezione ma una rinascita”.

Rinascite is the meeting of apparently different elements harmonized together with scientific precision into the artist’s personal poetic. His quest for balance evokes the concept of the decisive moment. However, in this case, the long awaited click is not a shutter, but the moment every single element of his image – the background, the types of figures, their poses, lights and shadows – find its proper placement, like in a puzzle. At this moment of alchemy, the work runs off from its creator, taking on its own life. In their rediscovered physicality, the protagonists of Rinascite are trying to reveal something.
Rinascite è l’incontro di elementi apparentemente distanti tra loro, che l’autore va armonizzando con tecnica e precisione quasi scientifica all’interno di una sua personale poetica. La ricerca di un equilibrio chiama a sé il concetto di momento decisivo. Nel nostro caso il clic tanto atteso non proviene dallo scatto dell’otturatore ma si ha nel momento in cui ogni singola componente dell’immagine – sfondo, tipologia del personaggio, posa, luce, ombra – trova il suo giusto collocamento, come in un gioco di incastri, all’interno di un quadro significativo per chi osserva. Ed è qui che l’opera pare sfuggire al suo creatore manifestando la propria natura alchemica; nella ritrovata corporeità i protagonisti di Rinascite si apprestano a rivelarci qualcosa.

The observer may feel a sense of belonging to these images as if there were an awakening of some profound part of ourselves. Rinascite unfolds a repertoire of literary fairy tale tropes and symbolic thought. Metaphorical places such as the forest, caves, and the sky evoke contemplation that precedes an interior journey.
Può accadere che si provi un sentimento di appartenenza di fronte a queste immagini, suscettibili di risvegliare parti profonde di noi stessi. Come un breviario del pensiero simbolico, Rinascite dispiega un repertorio di scritture fantastiche. Luoghi metaforici come la foresta, la grotta, il cielo, evocano un raccoglimento che prelude a viaggi interiori.

The forest becomes the sacred enclosure, le bois sacré, a temporary refuge for evolving souls. The figures shown in this temple built by nature seem to be absorbed in their emotional world, waiting for — who knows what — a magical encounter, perhaps an initiation, like Louis Carrol’s Alice? We enter with them symbolically into the domain of the unconscious, reflecting on the unfathomable mystery of life. Similarly the cave, or abyss, is the universal and cosmic matrix, revealing a desire for intimacy. Bachelard called it rêverie du repos – that finds its climax in the mother’s womb, where everything begins and is embraced.
La foresta si fa recinto sacro, bois sacré, rifugio temporaneo per anime in mutamento. Le figure ritratte in questo templum eretto dalla natura appaiono raccolte nel proprio mondo emotivo, in attesa – chissà? – di un incontro magico, forse iniziatico, come fu per la celebre Alice di Carrol. Con loro entriamo simbolicamente nel dominio dell’inconscio, nella riflessione sul mistero insondabile della vita. Analogamente la grotta, o voragine, è matrice universale e cosmica, rivelatrice di un desiderio di intimità – la rêverie du repos di Bachelard – che trova il suo culmine nel ventre materno, che in sé tutto origina e tutto accoglie.

From this closed sacredness to open spaces where the subjects appear so small, they are swallowed by the immensity that surrounds and hangs above them, but they defy these spaces. Their poses of looking up evoke searching for the divine, a gesture that coincides with the human desire of sublimation and of rising above, désire de maitriser l’Univers, because what is above us, we naturally perceive as superior. A tension that has the capacity to dissolve anchoring weights to earth, making us feel, even if for a moment, light and, above all, free.
Dalla sacralità racchiusa a quella degli spazi aperti, dove i soggetti appaiono minuscoli, inghiottiti da un’immensità che li circonda e li sovrasta. Ma che essi stessi sfidano. Il loro atteggiamento ci riporta a quel gesto – guardare in alto in cerca del divino – che coincide con il desiderio umano di elevazione e sublimazione, désir de maitriser l’Univers, perché ciò che è in alto viene naturalmente percepito come superiore. Una tensione capace di sciogliere il peso delle forze terrene ancoranti, facendoci sentire, pur momentaneamente, leggeri e soprattutto liberi.

Traveling through sea, land and the universe of the spirit and imagination, across a thousand tales, we arrive at the end to a brief reflection on the circular nature of time. While bidding farewell to these images we understand that we were part of these images and to have lingered, for a moment, in “that eternity that”, wrote Plotinus, “time imitates by wrapping itself around the soul, deserter of the past, always longing for the future”.
Viaggiando per mari, terre e universi dello spirito e dell’immaginazione, attraverso mille e un racconto, giungiamo, infine, ad una breve riflessione sulla natura circolare del tempo. Nell’accomiatarci da queste immagini ci rendiamo conto di aver avuto una parte nella rappresentazione e di aver sostato anche noi, per un attimo, in “quell’eternità che”, scriveva Plotino, “il tempo imita volgendosi intorno all’anima, sempre disertore di un passato, sempre anelante a un avvenire”.

 

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